Maestri

C’è un detto cinese che dice più o meno così:

Un maestro ha fallito più volte di quante uno studente abbia mai provato.

Dice tanto su cosa voglia dire essere maestro di qualcosa.

Il Micromanager

Non è che non capisca il micromanager.

Voglio dire, alla base c’è un pensiero ansioso. La paura che non tutto ciò che si segue arrivi a quell’impossibile livello di perfezione che rappresenta in qualche modo un perverso ideale da raggiungere.

E quindi si controlla. E si microgestiscono anche i dettagli. E così le persone smettono di assumersi responsabilità, perché tanto, anche nelle più piccole banalità, la responsabilità è di qualcun altro.

Perché in fin dei conti, il micromanager è un burocrate, e lui non può farci niente.

Ascoltare, per piacere

Sono sicuro che questa l’avete già sentita.

Tipo l’unica regola di cui avrete mai bisogno per piacere alle persone, oppure la ricetta infallibile per conquistare una ragazza al primo appuntamento. I titoli sono molteplici, il consiglio è uno solo.

Ascoltare. Per piacere.

Personalmente, lo faccio attivamente, sempre, partendo dal presupposto che, anche se non si è d’accordo, c’è sempre qualcosa da imparare. Anche se si sente qualcosa di stupido. Anche se si sente qualcosa che si ritiene sbagliato. Si può ascoltare attivamente, e lo si può fare per se stessi. Il resto, poi, viene da sè.

Il fine giustifica i mezzi?

Il buon Nicolò Machiavelli solleva per primo in maniera articolata se il fine giustifichi, o meno, i mezzi. Il problema appare ancor più marcato oggi, e non ancora risolto quale sia, effettivamente, il limite oltre il quale non ci si dovrebbe spingere.

A mio avviso, il problema è presentato male. Personalmente, mi piace pensarla in questi termini: sono pronto a vivere sopportando le conseguenze delle mie azioni? Sono disposto a farle sopportare agli altri? Al mondo intero?

Se la risposta è sì, allora in quel caso il fine giustifica i mezzi. La risposta per me è semplice.

Labirinti

Quella del labirinto è, in assoluto, la mia immagine preferita.

Idealmente, il labirinto, rappresenta il caos assoluto. La complessità che non può essere risolta dal pensiero razionale. La totale perdita di direzione, la confusione dei sensi.

Questo perché ci si ostina a voler cercare l’uscita. Nel labirinto, infatti, l’unica cosa che troverai è te stesso.

Se poi vuoi uscire, basta appoggiare la mano destra a una parete, e seguirla. Sarà il labirinto stesso ad accompagnarti fuori.

Creatività

Non esiste l’essere creativi. O non esserlo per quello che vale. Non esistono soluzioni davvero originali, e non è possibile pensare a un colore che non esiste.

L’unicorno non è che un cavallo con un corno sulla fronte.

Essere creativi significa connettere i puntini. E per farlo è necessario conoscere tante cose, e poi metterle insieme in modi poco comuni, magari associando concetti che tra loro non c’entrano, o chiedendosi come potrei peggiorare invece che migliorare la situazione?

Davvero, non c’è nulla di fuori portata nella creatività.

Vivere Strategicamente

Le persone parlano di strategia in termini diversi. Se, in ambito non militare, identifica il ricorso motivato e ragionato a mezzi idonei al raggiungimento di uno scopo, Simon Sinek ci dice che ha a che fare con i perché delle cose, mentre Giorgio Nardone insegna che è attraverso la soluzione che si arriva a conoscere il problema. A me piace pensare che tutte queste definizioni siano vere, e che, in fin dei conti, strategia è risoluzione di un paradosso. Tutto il resto, in fin dei conti, è esecuzione.