Un consulente in fascia

Essere un papà consulente è divertente e faticoso allo stesso tempo.

Un paio d’anni fa girava un video di un famoso manager che veniva intervistato in diretta dallo studio di casa sua. Improvvisamente, in webcam comparvero i suoi figli, che richiedevano la sua attenzione. Il video fece il giro del mondo suscitando un po’ l’ilarità, e un po’ l’apprezzamento da parte di tutti. Devo confessare che quando vidi quel video pensai che quello era il tipo di genitore che volevo essere: un genitore che ritaglia il suo lavoro dalla famiglia, e non il contrario.

Avanti veloce di un paio d’anni, e devo dire che sto vivendo quel sogno. C’è da dire che l’immagine che ho di me stesso non è ancora perfettamente sovrapposta a quella di papà, ma del resto mia figlia ancora non sa pronunciare questa parola, quindi ho un po’ di tempo. Ci sto lavorando, però, e sicuramente amo passare moltissimo tempo con lei.

Quando è nata ho scoperto l’esistenza delle fasce porta-bebè. Si tratta di un oggetto abbastanza semplice, concettualmente una sorta di sciarpa lunga alcuni metri, che può essere elastica o rigida, e che può essere avvolta intorno al corpo per creare una sorta di marsupio, per tenere i figli a contatto con la pelle. Si tratta di un modo di portare i neonati che sta diventando abbastanza popolare in occidente, anche se è già abbastanza diffuso sia verso l’estremo oriente che nel continente africano.

Insomma, di tanto in tanto capita di vedere l’occasionale madre che porta il bambino in fascia, invece che nel passeggino. E il bimbo in questione di solito ci sta molto bene, dorme beato con il volto schiacciato sul seno della madre, e i piedi a penzoloni. Si tratta di una vista ancora relativamente rara, quindi è facile che la detta donna attragga gli sguardi incuriositi dei passanti.

Quello che non capita praticamente mai di vedere, invece, è il papà che lo fa. O almeno, a me non è mai capitato, se non guardandomi allo specchio. Non c’è un motivo reale, in effetti, per cui sia la mamma a dover portare i figli in fascia. La ragione per cui accade, è, banalmente, che di solito passa molto più tempo lei con i figli rispetto al papà.

Questo, però, non è vero per la mia famiglia, e per questo motivo spesso sono io a portare mia figlia in fascia. Addirittura si è abituata a starci prima con me che con mia moglie. Questo tipo di ribaltamenti di ruolo è quello che mi fa sperare, in effetti, in una maggiore parità di genere per il futuro, o almeno è in questo senso che stiamo modellando la nostra famiglia. Ma non è di genere che voglio parlare.

Quando esco con mia figlia in fascia, mi diverto ad ascoltare i commenti dei passanti. Mi sento un po’ animale dello zoo in libera uscita. E mentre un bimbo in fascia con la sua mamma scatena reazioni principalmente dal popolo femminile, se quello stesso bimbo sta con il papà diventa una bestia rara e misteriosa. Cattura l’attenzione di bambini e adolescenti. Di uomini e donne in modo indiscriminato. Le persone non si preoccupano di abbassare la voce quando commentano. Una volta ho visto un signore di mezza età indicarmi con gesti ampissimi alla moglie e urlare “Aò, hai visto er pupo?

Mi capita spesso di registrare interviste per il mio podcast, in questo modo, o fare delle chiamate skype. Di recente, però, mi è capitato anche di svolgere un incontro di lavoro. Era con una ragazza, quindi sapevo di potermi giocare l’effetto tenerezza-da-neo-papà, e che quindi una certa soglia di pianto sarebbe stata tollerata (e c’è stata). Devo dire che lavorare a contatto con mia figlia in quel modo è stato piacevole, e mi ha dato un senso di completezza.

Insomma, in qualche modo sento di star inseguendo un’utopia: un sogno in cui il papà è un membro attivo della famiglia non solo per le ore serali. Un ribaltamento di ruoli in cui non si viene discriminati per avere un figlio, che anzi, diventa esso stesso parte di quel grande equilibrio tra vita private e professionale a cui agognamo. E sono un po’ preoccupato, perché dentro quest’utopia sento di viverci già.

2 commenti
  1. barbara ottaviani
    barbara ottaviani dice:

    Bello, bellissimo quasi un’utopia ma non lo è. L’esserci di un bravo papà che ci vuole essere per sua figlia. E ci vuole essere fin dall’inizio accogliendo la piccola non solo con le parole di neo papà, ma anche con la sua vicinanza e con tutto il cuore. Bravo Leonardo continui così, i figli (ne ho due un Millenial ed una Generazione Z ma restano sempre FIGLI al di là delle generazioni) non solo si mettono al mondo, si amano con infinito amore e tanto rispetto per la loro unicità. Lei sta intraprendendo un viaggio meraviglioso in compagnia di sua figlia e della fascia che così dolcemente l’accoglie. Buon viaggio !!! Barbara

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    • Leonardo
      Leonardo dice:

      Grazie di cuore per il tuo commento, Barbara! Come dico spesso, il mio primo lavoro è fare il papà. A margine faccio anche il consulente 😀

      Rispondi

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